«Rammentare e resistere»: potrebbe essere questo il motto della nuova mostra di Fabio Perino, un titolo che racchiude perfettamente la condizione dei giovani artisti occidentali di oggi — sospesi tra il gesto creativo e il dubbio, e liberi finalmente di allontanarsi da giudizi di valore ormai incapaci di leggere un presente che si apre come un vero e proprio abisso di contemporaneità.
Perino risponde a questo abisso a modo suo, senza chiedere permesso: con un'impertinenza e una sfrontatezza che sembrano sapere bene come, se nella vita il dubbio favorisce chi è messo sotto accusa, nell'arte accade l'esatto contrario — il dubbio è un rischio, e c'è una parte del sistema dell'arte che non lo perdona.
La mostra, che presenta un corpus di opere inedite, nasce per mettere in discussione l'idea che sotto questi cieli non possa accadere più nulla di buono o di nuovo. Lo fa senza timore, sfidando norme e valori quasi sempre governati da un'economia allergica al rischio — persino a quello normalmente tollerato nel mondo della finanza.
Di fronte all'abisso della contemporaneità, Perino non resta a guardare nel vuoto: crea con un'energia che ricorda quella tipica dei periodi del dopoguerra, riconoscendo un percorso che si estende oltre ogni confine fisico e avendo cura di non fermarsi neppure davanti ai confini mentali. Con questo atteggiamento, il suo lavoro diventa quasi un archetipo di ciò che un giovane creatore dovrebbe fare oggi per contrastare la timidezza intellettuale che ancora pervade parte dell'ambiente artistico contemporaneo.
Dall'artista:
Vivere il quotidiano con quel sottile e persistente senso di inadeguatezza. Passeggiare in un parco giochi o sedersi a tavola per condividere un pezzo di pane significa oggi sovrapporre a gesti ordinari immagini disturbanti e contrastanti — disturbi e negatività che vanno accolti, non respinti, per prendere atto di una trasformazione necessaria e produrre gli anticorpi utili ad affrontarla.
La distanza tra un sistema economico e politico sempre più pervasivo a livello psichico — capace di ricorrere sia a forme di repressione che appartengono a epoche dittatoriali, sia a una morbidezza neoliberista «confortante» — e la vita comune sembra improvvisamente annullarsi. Ne nasce una distorsione della percezione del reale, un senso di soffocamento che apre però anche una finestra inattesa sulla condizione presente.
L'atto performativo dell'esistenza respinge la rassegnazione e l'accettazione passiva, trasformando ciascuno in produttore e attore instancabile di una meravigliosa e interminabile parodia. Perché chi è dominato non smette mai di esserne anche il fondamento — e possiede una capacità sovversiva spesso sottovalutata: se muta la base, può mutare la struttura. Le azioni individuali si propagano così sulla superficie di un magma incandescente, generando riverberi inattesi: l'individualismo diffuso si trasforma in gesto collettivo.
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Fabio Perino vive e lavora a Milano. Le sue opere e i suoi gesti artistici sono riferimenti alla continua ricerca, da parte dell'essere umano, della realtà tangibile e della sfera del sensibile, in un cosmo soggetto a forti pressioni sul piano sociale, economico e geopolitico, che attraverso relazioni e nuove forme di linguaggio e di governo modificano incessantemente le esistenze del quotidiano. Centrale per la pratica di Perino è la non utilizzazione dei comuni materiali artistici: una trasformazione della loro accezione primaria per ottenere una nuova visibilità piena di significato, rivalutandone così la natura.