E’ attraverso un’ampia retrospettiva che si vuole rendere omaggio all’artista
Gianfranco Milanesi mettendo in scena il percorso artistico di un’intera vita dedicata all’arte.
Partendo dagli esordi fino alle ultime creazioni si desidera mostrare l’indagine
espressiva di un artista che ha saputo compiere un instancabile viaggio nelle infinite coordinate della materia, alla ricerca dell’Arte fra pittura e scultura.
L’analisi artistica di Gianfranco Milanesi è volta ad interrogare e trasmutare i materiali, ricercandone forza estetica, valore alchemico ed energia associativa.
In un luogo intermedio sospeso tra pittura e scultura Milanesi propone storie
all’interno dell’oggetto pittorico attraverso la manipolazione di materiali.
Dalla fine degli anni ottanta la materia dura e duratura prolifera nelle superfici sature di colore dagli impasti corposi, nei cartoni arrugginiti corrosi dal tempo, negli assemblaggi metallici, sintesi degli anni in cui l’industria pesante era alla guida dell’economia.
A partire dagli anni duemila il supporto da espediente carico di memoria e rimandi diviene volano di una nuova indagine fuori dal quadro: Milanesi riformula l’iniziale ricerca basata sul segno e sul gesto nel riutilizzo di una materia fredda e malleabile quale è la cera, eletta a materiale primario.
E’ scaldando e raffreddando la materia che prendono forma i suoi oggetti‐scultura.
Mediante una gestualità che non desidera essere priva di
riconsiderazioni e ripensamenti Milanesi crea le sue fantastorie, quasi come infiniti scatti automatici giocati dal caso, nei quali ad essere catturati sono immagini e ricordi che costituiscono l’ordinarietà più sfrontata e irridente. E’ con beffarda e divertita ironia che Milanesi si fa osservatore acuto e mordace. L’artista qui gioca su stereotipi comuni sciorinati tra l’estremo paradosso e il solito e l’usuale quale carta rifrangente della realtà sociale dei tempi che ci percorrono. Dove sbando e conformismo vengono a coesistere nelle pastoie di una commedia metropolitana dal fresco sapore paesano.
E’ nell’utilizzo di nuovi mezzi espressivi attraverso i quali indagare la propria ricerca che Gianfranco Milanesi ci conduce nuovamente nel mondo underground dei suoi giovani eroi umanizzati. Costante il richiamo agli oggetti, quali veri soggetti archetipici antropomorfi, tesi a caratterizzare un quotidiano tutto giocato su quel filo sottile e affilato che lo contraddistingue.
Negli ultimi lavori Milanesi si riappropria della pittura che diviene sempre più spessa e pastosa. Con questa riproduce ambienti e situazioni nelle quali il senso sarcastico cede il passo ad una vena melanconica carica di potenza espressiva. Se la pittura è qui finzione nella finzione, poiché riproduce attraverso l’espediente iconografico una realtà deviata, la scultura vive della propria presenza d’essere, nel gioco forza di autopresentarsi.
L’artista si cimenta nella scultura realizzando le Cromo‐Sculture. Esemplare
la piccola chiesetta dalle feritoie di lamette affilate. Il sottile foglio di alluminio viene sciolto per ricoprire le forme plasmate nel pongo, materiale malleabile e duttile con cui l’artista stabilisce un nuovo legame.
Lo stesso Milanesi in un’intervista del 2006 ci comunica: “Col tempo ho capito che esiste sempre un altro modo di vedere le cose…spero che questo traspaia con chiarezza in ciò che faccio. C’è sempre una seconda via, basta cercarla e trovarla, la mia è una ricerca continua.”