Bassa Marea
di Matteo Nasini


A CURA DI DAVIDE DANINOS
DAL 12 DICEMBRE 2023  AL 17 FEBBRAIO 2024

La luce è tenue sulla spiaggia di notte.
Il chiarore delle stelle inizia a illuminare il profilo di alcune costruzioni che emergono dalla sabbia umida di questo paesaggio altrimenti deserto. Le luci della notte si riflettono sulla loro superfice lucida, ancora bagnata dalle acque di questo mare che non conosciamo. 
Inizialmente le loro forme quasi organiche ci avevano confuso, velate dalla sabbia e dal buio serale. Non sapevamo con certezza se ci trovassimo di fronte a una qualche forma di vegetazione marina, o davanti alle antenna di parassita, in parte celato dal morbido bagno asciuga. 
I loro riflessi invitano però il nostro sguardo a guardare più da vicino, a scoprire i dettagli e le sfumature violacee della propria epidermide smaltata. Tali apparizioni fitomorfe si rivelano così come artefatti, probabilmente realizzati in ceramica o in argilla cotta con strumenti artigianali. 
La bassa marea deve averle fatte riemergere dai propri nascondigli. E ci accorgiamo ora come i loro germogli verticali siano in realtà estremità collegate a una stessa base circolare, suggerendo che tali corone smaltate abbiano in passato incoronato corpi non per forza umani. 
Questo pensiero non può che rafforzare la domanda che ci segue fin dal nostro ingresso.
Dov’è che ci troviamo? 

Questo è il primo paesaggio che accoglie i visitatori della mostra personale bassa marea, curata da Davide Daninos per accompagnare gli spettatori all’interno dei paesaggi scultorei e onirici di Matteo Nasini (Roma, 1976).

Come artista, Nasini è da sempre interessato a formare legami di collaborazione fra discipline e campi del sapere, fra scienziati, artigiani e musicisti, fra agenti umani e non umani. Le sue opere infatti nascono da esperimenti, dalle domande che l’artista pone senza avere una risposta preordinata: Quale la forma dei sogni? Quale il suono delle stelle? Potremo mai incontrare onde di sabbia?

Per trovare le risposte a tali quesiti, l’artista accoglie l’aiuto e la volizione dei materiali con cui entra in contatto, lasciando liberi i soggetti osservati di tracciare il loro passaggio nella materia, al di fuori del proprio controllo.

È in tal modo che l’attività elettrochimica di cervelli addormentati riesce a tradursi in solidi scultorei, i cui profili in porcellana sono il risultato diretto della forma e durata di sogni, registrati dall’artista tramite elettroencefalogrammi digitali (Sparkling Matter, 2016-in corso). 

Alba sul pianeta di sabbia
Prendendo coraggio, ci inoltriamo all’interno di questo litorale. Osserviamo come la sabbia bagnata e scura, via via che perde umidità, si addolcisce lentamente nei toni acquisendo sfumature color crema.

Non appena il nostro sguardo inizia ad abituarsi ai profili più dolci del terreno ora asciutto, ci accorgiamo di come le prime corone non siano gli unici abitanti di questo luogo sconosciuto. Le prime luci del mattino già iniziano a rischiarare tale paesaggio, illuminando nuovi pallidi artefatti che fuoriescono dal terreno sabbioso.

Colonne cave e vasi torniti emergono dal delicato pavimento con una composizione più simi- le a una vegetazione spontanea che a una rovina architettonica progettata da menti umane. Ma più che la loro posizione e vicinanza, ciò che colpisce è la forma irregolare di tali rigidi otri ripieni di sabbia. Realizzati in un materiale molto simile alla porcellana, i loro corpi smaltati iniziano a dialogare con le tenui colorazioni dell’alba che ora si avvicina. Ma, diversamente dalle processioni di corpi e racconti che in antichità affollavano le colonne istoriate o i vasi dipinti, tali costruzioni non sono arricchite da disegni o fregi decorativi.

Se osservate da vicino, le loro candide superfici mostrano infatti una continua alternanza di avvallamenti e depressioni, vette e alture mantenute in movimento della luce soffusa del mattino che si alza da dietro le dune.
Tali geometrie rumorose, non euclidee, ci appaiono come nate al di fuori del controllo di una mente razionale. Sembrano create per dare corpo solido ai movimenti di un linguaggio non verbale, pieno di immaginazione, in continuo movimento. I loro fregi senza miti sembrano prendere forma direttamente dalle vibrazioni di un pensiero capace di muoversi, di scolpire il proprio percorso nella materia, se lasciato libero di sognare.

Per trovare le risposte a tali quesiti, l’artista accoglie l’aiuto e la volizione dei materiali con cui entra in contatto, lasciando liberi i soggetti osservati di tracciare il loro passaggio nella materia, al di fuori del proprio controllo.

È in tal modo che l’attività elettrochimica di cervelli addormentati riesce a tradursi in solidi scultorei, i cui profili in porcellana sono il risultato diretto della forma e durata di sogni, registrati dall’artista tramite elettroencefalogrammi digitali (Sparkling Matter, 2016-in corso). 

Ed è così che le qualità della scultura tradizionale, immaginata come oggetto solido, statico e imperituro, vengono stravolte dai comportamenti della sabbia invitata da Nasini ad abitare i locali di spazio contemporanea. 

In occasione di bassa marea, l’artista mette infatti in scena un nuovo esperimento estetico, per studiare la capacità della sabbia di assumere comportamenti da altri stati della materia. Da solida e granulare, la sabbia è infatti in grado di comportarsi come un liquido non newtoniano, senza dover attraversare un vero passaggio di stato.

“Come in un sogno, o su un altro pianeta, le leggi della fisica sembrano comportarsi in maniera differente”, suggerisce il curatore Davide Daninos. “Così bassa marea desidera trasportare l’immaginazione dei visitatori su pianeti diversi, dove l’attività onirica è in grado di costruire oggetti e architetture. E il suo paesaggio è continuamente modificato dai diversi desideri e intuizioni della sabbia. La cui alta e bassa marea tiene sempre in movimento l’intero spazio espositivo.”

Matteo Nasini (Roma, 1976) Dopo essersi diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ed essere membro dell’orchestra Luigi Cherubini, diretta da Riccardo Muti, inizia a dedicarsi all’arte visiva. Tra le mostre e i progetti più importanti, Sparkling Matter, presentato nel 2016 negli spazi di Marsèlleria e Clima, Milano, vince il Talent Prize 2016 ed è esposto nello stesso anno al MACRO e alla GNAM di Roma e, nel 2017, nella mostra Intuition presso Palazzo Fortuny, Venezia. Dal 2021, il progetto Welcome Wanderer è presentato presso Cubo, Bologna; Clima, Milano e presso Ocean Space, Venezia. 

Nasini ha esposto in numerose altre istituzioni, tra le quali MANIFESTA13 a Marsiglia, MAXXI, MACRO, Villa Medici, IUNO a Roma, La Triennale di Milano, Fondazione Pistoletto a Biella, Villa Romana di Firenze, EDF Foundation - Paris La Defance, Palais Beaux-Art di Lille, La Panacée di Montpellier, Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, Mrac di Serignan, Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, Hammer Museum di Los Angeles e Royal Museum di Worcester.

Davide Daninos (Firenze, 1984) è critico e curatore d’arte contemporanea, interessato all’editoria come piattaforma espositiva, all’educazione – istituzionale e non – e agli studi d’artista. Dal 2022 è Course Leader di Arts Curating e Multimedia Arts presso Istituto Marangoni Firenze, dove, dal 2020, insegna Curatorial Studies e Art Criticism. Precedentemente è stato curatore e coordinatore editoriale presso Palazzo Fortuny, Venezia (2016-2019), dove nel 2017 ha co-curato Intuition insieme a Daniela Ferretti e Axel Vervoordt. Nel 2015 con Jacopo Menzani ha creato Instudio, archivio online dedicato alla documentazione di studi d’artista in Italia (in-studio.net).

La mostra bassa marea è stata realizzata in collaborazione con Clima, Milano.